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IL "PRODOTTO" EXPO'

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Una nuova polemica investe l'Expo di Milano.

L' ad Giuseppe Sala dichiara che l'idea dell'Orto Botanico deve sparire. Nelle sue parole: " una Expo verde non trova consenso in chi dovrà investire per l'Expo".

Beh, incominciamo a dire che se dovessimo sempre ragionare così non si farebbe più un giardino o un parco pubblico, perché "investitori in parchi" non ce ne sono, mentre di investitori nel mattone ne abbiamo in abbondanza. Almeno fino a quando non consideriamo il parco come una risorsa della collettività.

Devo dire che personalmente ho sempre trovato il tema dell'Orto Botanico come un elemento un po' pretenzioso dell'Expo, soprattutto se gioca sul fraintendimento del "grande parco alimentare" in un territorio che è decisamente contaminato che avrebbe bisogno di una pesante opera di de-contaminazione prima di essere trasformato. La vera scommessa sarebbe un verde produttivo, ma il punto è sempre quello: vi fidereste di mangiare un bio "made in Milan?".

Sono di tutt'altro avviso se invece si intende l'Orto Botanico come esteso polmone verde, come una cintura che nel tempo può diventare … "urbagricola" (?), immaginando che anche i veicoli sui quali ci muoviamo siano ad emissioni zero, si ricorra maggiormente a fonte di energia rinnovabili e si opti per un teleriscaldamento diffuso (quasi basterebbe il PM10 nella norma...).

Milano ha bisogno di essere trasformata, mutando la propria anima di città operosa in quella di città "sostenibilmente operosa". E non è una operazione impossibile: Chicago lo sta già facendo, Berlino pure…

Su Milano capitale "verde" credo si sia già creato molto consenso: non solo fra i Milanesi ma anche fra coloro che vorrebbero partecipare all'Expo (già 13 paesi hanno dato adesione - mai successo nella storia dell'Expo a 50 mesi dall'avvio…). Solo non si da seguito alle intenzioni con i fatti.

Le parole di Sala infatti creano scompiglio. "Nutrire il pianeta, energia per la vita" è un tema che piace, ma il verde non attira gli investitori. Citando l'europarlamentare milanese Fidanza,  c'è il rischio che il "prodotto Expo" non si venda... Meglio optare per il "supermarket del futuro" (sic!), mostrando più tecnologia.

Ma sul serio verde e tecnologia sono uno in contrasto con l'altro? Non è forse vero che il tema "nutrire" fa riferimento alla variante "verde" e agricola mentre il tema "energia" alla variante tecnologica, magari sostenibile? Non crediamo che qualsiasi possibile svolta "verde" auspichiamo per il nostro futuro - soprattutto dopo l'attuale crisi nordafricana (pericolo petrolio) e quella giapponese (pericolo nucleare) - può essere intrapresa solo coniugando verde e tecnologia? 

Io credo che solo così possiamo pensare di dar da mangiare a 9 miliardi di persone e a dar loro l'energia necessaria per muoversi, lavorare, divertirsi.

Allora, se fosse vero che non si trovano investitori per un Expo verde questo può essere dovuto solo a una di queste due ipotesi:

- o gli investitori impegnati nella ricerca e produzione di tecnologie verdi, ecologiche e sostenibili sono ancora troppo deboli, piccoli e disorganizzati per poter prendere parte ad un evento così imponente su scala globale.

- o gli investitori impegnati nelle attuali tecnologie non sostenibili sono troppo potenti per far sorgere alternative.

Nell'uno e nell'altro caso la vera natura dell'Expo dovrebbe essere quella di fare emergere l'innovazione e una visione del futuro che solo se sostenibile può rappresentare realmente una possibilità di uscire dall'impasse in cui la società attuale sta vivendo. 

I politici che ci guidano - e i tecnici che hanno scelto per realizzare "questo" Expo - dovrebbero tenere il timone fermo in questa di direzione, anche al costo estremo di di lasciare il "prodotto Expo" invenduto.

 

AN INDUSTRIAL PRODUCT WHICH IS NOT MANUFACTURED

Analogies between food and design go beyond the process of transforming the matter: baking, moulding, extruding could be identically actions of cooking as well as manufacturing a product. Making ravioli isn't like packaging food with an edible film of dough?

From this point of view it becomes very interesting the notion of "nutrient" of the cradle2cradle approach to production, which substitutes the one of "material". Biological and technical nutrients differ ones form the others according to their origins and to the possibility to use them as nutrients in future process or to dispose them in an upcycling process.

Let's push even more our imagination and think of "self-regenerating" or "evolutive" nutrients, like those we are - more or less - familiar in our kitchen: yoghurt, "mother dough" (the yeast the bakers use for their bread) or "nukadoko"(the fermented rice bran bed traditionally used for pickling vegetables in Japan) just to give three "multicultural" examples... 

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They are at the base of many traditional dishes yet we did not get the idea of how wonderful living nutrients they are. Once you start producing your own yoghurt or homemade yeast, you start a process that will never end unless you deliberately stop it. They will regenerate themselves on and on over time - requiring just some "refreshment"  (i.e.: adding milk, or beer, or flour,...) and stable environmental conditions. Legends says nukadoko can be handed down from mother to daughter...

Now, can you imagine a design made out of living materials which regenerate themselves with just a little "refresh"? Living materials for living and sustainable objects?

A starting point could be the "EcoCradle", a natural compound mainly used for packaging. As far as I know it is the only material which is not manufactured, but it naturally grows in its final configuration.

It is based on the use of a filamentous fungi (mushroom roots) which interacts with some agricultural byproducts like cotton seed hulls and buck wheat, transforming the whole mixture into a protective package. After use it could be easily disposed because completely biodegradable.  

A process which is clearly inspired by the efficiency of nature and its ability to create abundancy.

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